Marco Rovelli

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15/05/2018

Recensione a Bella una serpe con le spoglie d?oro di Mario Bonanno su Mescalina

https://www.mescalina.it/musica/recensioni/marco-rovelli-bella-una-serpe-con-le-spoglie-doro

Incrocio nominale n. 1: 1982, album “Titanic” di Francesco De Gregori. In scaletta c`è una traccia dedicata a Caterina Bueno. Si intitola, nomen omen, Caterina: un bel ritratto dell`artista da giovane. Incrocio nominale n. 2: qualche anno prima, un 1980 sospenso nel tempo tra passato e futuro: in un insert recitato di Reginella di Roberto Vecchioni si cita E cinquecento catenelle d’oro. tra le ballate  portanti della Bueno; l’album è "Montecristo". Non sono navigato in fatto di canzone popolare, ne alimento però un grande rispetto. Se non altro per: 1) le valenze sociali-culturali che ha veicolato; 2) la progenitura del filone significante della canzone d’autore. Stop.

Reprise. Prima di questo disco di Marco Rovelli – “Bella una serpe con le spoglie d’oro”, e bello il titolo, se mi passate la parafrasi - Caterina Bueno l’ho anche sfiorata tra le note biografiche di Francesco De Gregori (ha suonato per lei in qualche lontano concerto del 1971) ma devo ammettere, basta più. Ho assunto come atto di fede la sua statura di modello altro di alterità culturale, il suo libertarismo, la sua prossimità al microcosmo contadino toscano. E tanto mi ero fatto bastare. Sin qui. Sino al cd di Marco Rovelli di cui vi dicevo. La testimonianza sonora di un recital uno e bino (sulla Bueno e sul suo canzoniere), un libro-booklet grondante di foto, di storia e di storie. Un ripescaggio filologico e un remake al tempo stesso in taglio sbieco: un occhio alla tradizione (e non poteva essere altrimenti) uno al presente. Con, per esempio, una inedita chitarra slide in Lamento del carbonaro, un’altra di taglio ambient in Maremma, e un glockenspiel in E cinquecento catenelle d’oro.

“Bella una serpe con le spoglie d’oro”assembla 21 canti toscani di amore, lotte & lavoro, e lo fa con incisività, fedele e colorata. Restituendo lo specifico ideologico-artistico della folk singer attraverso passaggi ineludibili della sua produzione, e d’altro canto alcuni capoversi della storia popolare toscana. Gli esiti convincono per il rigore, e la misura con cui Rovelli si confronta con la scaletta, avocandone a sé lo spirito in modo rispettoso e non succube. Con l’intensità controllata dell`interprete capace e lo slancio filologico del ricercatore, insomma. Anche la coloritura sonora è colorata il giusto: un modo come un altro per lasciare spazio alla parola, e all’epos quotidiano che discende dalle storie che racconta. Storie di “storia siamo noi, bella ciao che partiamo”, di sogni accesi dal pane e dalle rose, di amori terragni come l’amore per la vita e la libertà. Le canzoni che contano possono - sanno - essere anche questo.
 

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