Marco Rovelli

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05/07/2020

Recensione a Portami al confine di Alfredo Sgarlato su Distorsioni

http://www.distorsioni.net/canali/dischi/portami-al-confine

Quarto disco per Marco Rovelli, musicista, poeta, reporter, insegnante di filosofia, che ci presenta un lavoro ispirato a Beckett, Queneau, Conrad, ma anche alla vita vissuta e alle problematiche politiche dei tempi che stiamo vivendo, segnando inoltre una potente svolta rockeggiante rispetto al precedente “Tutto Inizia Sempre”. “Portami Al Confine” inizia con Beckett, inno al fallimento come scelta esistenziale, col violoncello di Lara Vecoli come strumento portante. Un ostinato di archi in dialogo con la batteria di Massimiliano Furia introduce Cuore Di Tenebra, racconto degli orrori della guerra, lettura mitopoietica degli orrori del '900. Le canzoni si alternano tra quelle politiche e quelle più intimiste: Rovelli sa affrontare entrambe le tematiche sfuggendo i luoghi comuni. Tra le prime spiccano Povero Cristo, chitarre new wave suonate da Paolo Monti; 43, una delle molte canzoni in cui Rovelli sostiene la causa del popolo Curdo, troppo ignorata da noi; Il Paese Guasto, invettiva doverosa, e non manca un tema cardine del nostro tempo, quello dei rifugiati, vedi la soffusa Il Muro Di Idomeni. Tra le seconde Io Ti Scrivo, con le tastiere in primo piano, la poetica I Buffi Di Cuore, la malinconica Chiara Dorme, con un bell'equilibrio tra strumenti elettrici e acustici. Molto evocativa anche Nana, ricostruzione di un mondo passato, di artisti e dive maledette, che non esiste più. Per chi, come chi scrive, non è più di primo pelo il momento di maggiore commozione arriva, senza togliere nulla al resto del disco, che è riuscito e interessante, con La Giacca, cover di Claudio Lolli cantata a due voci con l'autore. È l'ultima canzone che Lolli ha inciso prima di lasciarci per sempre, e se il pensiero che lui non sia più tra noi ci affligge terribilmente, quello che non sia dimenticato e la sua musica continui ad essere ascoltata e amata ci conforta. Un disco importante, di quelli da ascoltare con attenzione, perché Marco Rovelli sa fondere poesia e militanza in testi pregni di valore, senza per questo trascurare un raffinato lavoro su suono e arrangiamenti. Una proposta molto valida per chi ama la musica d'autore e chiede a un artista molto più del semplice intrattenimento

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