Marco Rovelli

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19/06/2021

Recensione a Siamo noi a far ricca la terra di Andrea Lodato su La Sicilia

Ci sono le dita di Marco oggi nell'a-

ria. E ci stanno disegnando una
grande emozione. Può un libro
raccontare di un uomo la vita, le emozio-
ni, le fragilità e la ricchezza d'animo, la
gentilezza, la famiglia, gli amici? E rac-
contare dei tanti fratelli di quell'uomo
speciale. Può? Certo, può. Ma quel che
sorprende di questo libro scritto da Mar-
co Rovelli su Claudio Lolli ("Siamo noi a
far ricca la terra" ed. Minimum Fax) è che
non è solo un racconto, è il racconto. Il
racconto che ti fa entrare magicamente,
improvvisamente e inevitabilmente
dentro la vita di Claudio, che te la fa con-
dividere, vedere, persino toccare con
mano. Un effetto straordinario, senza
alcun artificio letterario forzato, senza
farci guardare dal buco della serratura i
tormenti e le gioie della vita di Claudio.
Da quelli (i tormenti) con la sua famiglia,
con il padre e la madre, perché da qui si
parte, dalbimbo gentile e ribelle. Si entra
nelle pieghe (piaghe) di quella esistenza
direttamente, perché Rovelli la sa rac-
contare, la arricchisce di testimonianze,
di particolari, di curiosità. Spiegando,
soprattutto, come Lolli non fosse per
nulla triste, per nulla pessimista, ma iro-
nico, profondo, vero.
Parla chi ha conosciuto Claudio Lolli, il
poeta, cantautore, docente, personaggio
pressoché unico nel panorama della mu-
sica italiana, libero da qualsiasivincoloe
da qualsiasi dipendenza con l'industria
discografica, con la macchina infernale
dei mass media, con l'omologazione cul-
turale, fosse pure quella generata (e con-
fusa, sempre o spesso confusa) a sini-
stra.
Marco Rovelli parte da lì, e ci fa viaggia-
re dentro la vita di Lolli, dando voce an-
che ad oggetti, situazioni, fotografie, co-
pertine, sassi lanciati con rabbia, piazze
vuote e piazze piene, compagne e compa-
gni, alcuni a venire, altri perduti per stra-
da. Altri attesi (vanamente) alla stazione,
per fare insieme la rivoluzione.
Ma che emozione ascoltare le parole
della chitarrina, la prima di Claudio,
comprata alla Upim. Sì, perché la chitar-
rina parla, e ne ha cose da dire.
E poi, e dopo, le canzoni, i dischi, la
competizione inesistente perché Lolli
era Lolli e neanche coni quattrini, il dio
denaro, lo potevi cambiare, convincerlo
a fare qualcosa perché si vendeva (e per-
ché si vendesse, diamine) più facilmen-
te, o per lo meno quanto se non più di
quei colleghi che avevano cominciato
con lui, magari nello stesso Folk studio,
quello di Giancarlo Cesaroni, a Roma.
Mai, mai. Mai tradito lo spirito di zinga-
ro, di indiano, di uomo libero, di poeta.
E' bello leggere nel libro di Rovelli che
Claudio divideva il cachet dei concerti in
parti uguali, sempre, coni suoi musicisti.
E' bello scoprire che nei suoi giri per l'I-
talia per cantare, spesso dormiva in casa
di amici, di conoscenti, di compagni dei
Circoli che avevano organizzato i con-
certi. E che quando c'era da ricevere il
compenso, beh si prendeva quel che c'e-
ra. E se era meno dello stabilito, nessuna
discussione, andava bene comunque.
Ci sono le parole e le emozioni di chi è
Claudio Lolli, Leonardo Lodato e Massimo Morsello alle "Ciminiere"
stato più vicino a Claudio. Quelle di Ma-
rina, la moglie, la donna della sua vita e
quelle di Tommaso e Federico, i suoi fi-
gli. Ci sono quelle di Paolo Capodacqua,
di Roberto Soldati, di Gianni D'Elia, di
Danilo Tomasetta. Oddio, ce ne sono
tanti che Marco fa parlare, tantissimi e
ognuno arricchisce il libro e colora di
rosso, di vita, di emozioni l'esistenza di
Claudio. Più rosso.
Questo libro è il racconto, di Claudio,
ma è un libro di storia, pure, di quella
storia che attraversa gli anni '70 di Lolli,
che ha in Bologna uno degli epicentri,
forse l'epicentro. Bologna non per caso.
Lolli non per caso, tutta una vita a spen-
dersi per un mondo più giusto, nelle can-
zoni, nelle poesie, nei confronti, anche
quelli con i fascisti, che pure li ha fatti.
Uno, anzi, glielo organizza a Catania,
Leonardo (Lodato): Lolli versus Morsel-
lo, fondatore di Forza Nuova. Lolli «sere-
no, pacato, lucido», ricorda Rovelli.
«Claudio non lo guarda mai, come a non
riconoscerlo in alcun modo». Sui dischi
di Morsello è «analitico e gentile, ma da
quel che dice non si può che dedurre la
miseria morale e intellettuale dei fasci-
sti... Poi il dibattito finisce, si raduna at-
torno a Morsello un gruppo di neofasci-
sti. Lolli esce dalla sala senza raccogliere
l'invito di suonare insieme, e se ne va a
bere una cosa con gli amici al Nevskij».
Da Saro Nevskij, là dove con Claudio
abbiamo bevuto insieme per l'ultima
volta dopo il concerto al Centro Zo.
Quanti ricordi in un libro, quante emo-
zioni, quanta tenerezza, quanto vino,
quante canzoni, quanta umanità. Potrò
(potremo) mai ringraziarti, Marco. •

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