Marco Rovelli

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08/11/2012

Recensione di David Fiesoli a La parte del fuoco su Il Tirreno

https://www.dropbox.com/s/vz4fnw7bvxgxkbw/1352386163_iltirreno-8-novembre-2012--rovelli.pdf

Marco Rovelli è un eclettico artista ma soprattutto un uomo che riversa il suo impegno sociale, e politico nel senso meno partitico e più attivo del termine, in ogni cosa che fa. La musica (ha fatto parte dei Les Anarchistes e ha inciso il cd solista LibertAria), i reportage di denuncia (“Lager italiani”, “Lavorare uccide”, “Servi”), i libri in forma di dialogo come quello con Haidi Giuliani, le poesie, e anche i romanzi. A pochi mesi dall'uscita di “Il contro in testa” (Laterza), dove Rovelli racconta in modo splendido la sua terra dura e ostinata tra Massa e Carrara, è uscito ora il romanzo “La parte del fuoco”, in cui ancora una volta il vero protagonista è sempre quell'anelito di libertà che emerge da ogni lavoro dell'autore toscano, che si scontra perennemente con la prigionia dell'esistenza a cui gli uomini si sottopongono l'un l'altro. In questo libro, scritto in seconda persona, 'uomo in fuga si chiama Karim ed è un giovane intellettuale tunisino finito su una carretta del mare e approdato in Italia. Per diciotto giorni conosce l’inferno su una barca, perso nella corrente. Per poi sopravvivere in un “vuoto pneumatico”, le orecchie ancora piene di quello scroscio. Sempre all’erta, come un animale braccato. È in un Centro di Permanenza Temporanea che incontra il “grado zero”, la nuda vita. Ed è lì che, come per far breccia nel suo corpo perché sfiati il troppo che ha attraversato, Karim lo incide, lo tatua, lo taglia. E così si salva dal lager. Ma è solo quando incontra un destino simile al suo che può sciogliere il canto del suo abbandono. La donna si chiama Elsa: lei non è fuggita, vive ancora nella terra dove è nata, eppure anche per lei la vita è “un passaggio in terra nemica”. Anche lei, che s’è arresa all’ordine paterno, ha raggiunto il “grado zero della vita”: la sua pelle è di vetro, ogni cosa le scivola addosso. E anche lei, in cerca di una via d’uscita, non trova di meglio che tagliarsela, quella pelle. Cos' scrive Andrea Cortellessa in quarta di copertina: “Elsa e Karim si incontrano nella parte del fuoco: quella in cui deve bruciare qualcosa, qualcosa di sé, per incontrare davvero l'altro”. Ed è, in fondo, il vero timore che spinge gli uomini a imprigionarsi: la paura di scoprire, il terrore di imparare, la diffidenza verso il nuovo, l'ossessione della sicurezza. Questo segna i nostri tempi, questo spinge alla chiusura, che è sempre galera. 

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