Marco Rovelli

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06/08/2015

Recensione a Eravamo come voi su La Stampa di Marco Albertaro

 Perché hai scelto di diventare partigiano e cosa ti è rimasto di quell’esperienza. Due domande semplicissime, che Marco Rovelli in Eravamo come voi. Storie di ragazzi che scelsero di resistere (Laterza, pp. 257,  20), pone ai protagonisti del suo libro. Una narrazione a metà strada tra storia orale e letteratura, che ci cala nelle memorie di una generazione nata e vissuta durante il fascismo che a un certo punto ha deciso di dire basta, per i più diversi motivi, e di prendere le armi. Una galassia di storie personali, raccontate con una penna vivace, ci fa vivere i travagli esistenziali di chi ha fatto il partigiano e poi ha cercato di rimanere fedele a quella storia per il resto della vita. 

 

Sono tanti i percorsi: c’è chi ha scelto perché veniva da una famiglia antifascista, chi per non arruolarsi nelle file della Repubblica sociale, chi per sfuggire alla repressione. Tutti hanno però vissuto i mesi trascorsi in montagna a combattere allo stesso modo: come l’apice della loro esistenza. Sono ragazze e ragazzi in carne e ossa, quelli che popolano le pagine di Rovelli, gente comune che ha saputo decidere.  

 

E tutti, proprio tutti i testimoni ci tengono a sottolinearlo, soprattutto per rendere comprensibile il loro racconto alle nuove generazioni: «Devi raccontarle, queste cose, che noi eravamo uomini, non eroi. Che poi i ragazzi oggi ci guardano magari con ammirazione, ma dicono che siamo uomini di un altro mondo, gli eroi sono distanti, irraggiungibili, non saremo mai come voi… No! Voi potete essere come noi, perché noi eravamo come voi!», dice Luigi.  

 

Proprio attorno a questa consapevolezza ruotano tutti i racconti. La Resistenza è stata la pagina più bella e alta della storia d’Italia. Ed è stata scritta da persone comuni, da giovani che hanno saputo lasciare da parte il «tengo famiglia e mi faccio i fatti miei», che hanno saputo anteporre ciò che gli pareva giusto a ciò che era comodo e facile. Niente epopee, dunque, bensì tanta paura, tanto freddo e tanta fame. Ma anche tante speranze in questo mondo di storie minute, forse minime che confluiscono però nel fiume in piena delle passioni di quegli straordinari venti mesi. 

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