Marco Rovelli

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30/09/2015

Recensione a Tutto inizia sempre di Massimo Pirotta su Vorrei

Coraggioso, poetico, etico. Così percepisco il nuovo disco di Marco Rovelli. L’artista toscano, accanto all’attività di musicista, da anni abbina quella di giornalista, autore teatrale, scrittore  (un bel po’ di libri, tra cui “Corpo esposto”, “Lavorare uccide”, “Servi”, “L’inappartenenza”, “Eravamo come voi”) e militanza politico-culturale libertaria. Nel 2002 con Les Anarchistes, il suo gruppo di allora, si aggiudicò il “Premio Piero Ciampi” (Figli di origine oscura”, giudicata dalla giuria migliore opera prima). Nel 2009 l’esordio come solista con l’album “LibertAria”. Alcune canzoni scritte con Maurizio Maggiani, Wu Ming 2, Erri De Luca e l’avvalersi delle collaborazioni musicali di Yo Yo Mundi e Daniele Sepe.  “Tutto inizia sempre” cattura nella cura dei particolari, induce riflessioni, culla nei suoni. Musica “cameristica”, tessuti folk, alcune sfuriate rock, musette, sapori italo-francesi (tra Claudio Lolli e Leo Ferrè). Disco politico? Per forza di cose, ma attenzione: niente a che fare con la forma-canzone propagandistica. Non ci sono slogan nè invettive. Piuttosto, il ragionare profondo, il sapere ascoltare e poi farne una forma di audacia propria.  Rovelli, non le manda a dire. Vale al passato/sempre da ripassare, vale al presente/acrobazia, vale al futuro/indole sconosciuta. Con lui, una band di musicisti di altissimo livello. Ne fanno parte Rocco De Marchi al pianoforte e chitarra (l’anno scorso direttore dell’Orchestra al Club Tenco),Roberto Passuti alle percussioni e sintetizzatori, Lara Vecoli al violoncello, Paolo Capodacqua alla chitarra (più volte al fianco dell’autore di “Ho visto anche degli zingari felici” e lui stesso autore alcuni anni fa di “Bianchi rossi gialli neri”, uno splendido disco di canzoni per bambini), Francesca Baccolini al contrabbasso (attiva anche con gli Hobocombo e L’Orchestrina di Molto Agevole). Tonalità? Eccole: sogni sul petto, dolore, amore, richiami barbari, piombo fuso, bombe, navigazioni, colombe che volano, doppio gioco dei contorni, mani ferme sul timone, bandiere. Tutto è comune, tutto è straniero. Brani altamente suggestivi, che catturano subito e tutti degni di menzione. Ne scelgo due: “Danse macabre”, canzone sciamanica e “Serenata”, canzone con gli occhi speranzosi. Nel booklet, un invito:  “Tutto inizia sempre e non è mai finita, bisogna far la festa fino in fondo a questa vita”.
Voto: 9 (Massimo Pirotta)
 

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