Marco Rovelli

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01/05/2014

Recensione di Alberto Prunetti a La meravigliosa vita di Jovica Jovic su Carmilla

Multisegnalazione maggerina di scritti sul lavoro

(Precedono la segnalazione quelle a Romanzi di Luigi Di Ruscio, Voglio la testa di Ryan Giggs di Rodge Glass e Il costo della vita di Angelo Ferracuti).

Questo libro è quello che può sembrare più estraneo al tema della segnalazione maggerina. Probabilmente le librerie lo collocano in soggettario alla voce “biografie musicali”. Invece, proprio perché si parla di un musicista rom (e il senso comune, erroneamente, vuole che i rom non lavorino) ci tengo a inserirlo in questo mazzo. Tanto più che uno degli autori, Marco Rovelli, ha raccontato in maniera esemplare storie di lavoro e di sfruttamento nei suoi precedenti scritti (in particolare Servi eLavorare uccide). Una storia di musica che si fa storia di lavoro. Perché il libro ci racconta la storia di un musicista da matrimoni, i suoi estenuanti tour nei tanti matrimoni rom di mezza Europa, i lavori fatti tra i Balcani, l’Austria e l’Italia. Non solo musica. Jovica, il protagonista del libro (di cui ho potuto apprezzare la voce profondissima, cavernosa, davvero bella, durante una presentazione) è stato anche gestore di un ristorante nell’ex Jugoslavia, prima della guerra e dell’etnizzazione forzata di quel paese (peraltro il suo ristorante è stato vandalizzato durante il conflitto bellico). In una vita non c’è solo il lavoro, ovviamente. Ci sono disastri e tragedie terribili, e storie e fiabe surreali. C’è l’amore e la morte, la guerra e la clandestinità, i campi rom italiani visti come un inferno, una particolarità degli italiani e della loro disorganizzata gestione dei profughi, più che dei rom (Jovica non ha mai vissuto in un campo, prima di arrivare in Italia: aveva la sua casa di mattoni). Una storia che bisognerebbe conoscere e leggere, per sbarazzarsi di tanti pregiudizi antizigani.

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